Cultura, socialità e identità

Il Covid-19 farà prendere coscienza?

In questo indimenticabile momento storico in cui un minuscolo virus ha prevaricato sugli uomini portando con sé il grande potere di renderci più consapevoli delle nostre vite, forse è il caso di fermarci a riflettere sull’aspetto su cui più agito: la socialità, il canale privilegiato con cui quest’insidioso nemico si diffonde. Oggi più che mai, occorre fare una riflessione non solo sulla socialità, ma anche sul suo legame imprescindibile con la cultura italiana e le attività culturali, le prime ad essere state tagliate fuori dalle nostre vite dai decreti ma che, nonostante ciò, resistono e regalano resistenza alle persone.

Avviamo questa riflessione con un controverso articolo di un noto quotidiano tedesco di marzo 2019 in cui l’autore, tratteggiando alcuni aspetti della nostra cultura, definiva gli italiani “Aperol-Spritz-Laune”, letteralmente “tipi con l’umore da Aperol Spritz”. E nel resto dell’articolo trapelava un sentimento verso il Bel Paese che era insieme di apprezzamento e scetticismo: una popolazione i cui titoli di Stato rischiano di affondare dall’oggi al domani, ma che nonostante ciò riesce a godersi il momento, con quel pizzico di leggerezza che serve a far diventare la vita da amara a dolce. 

Non è un caso che Dolce vita sia una fra le espressioni più gettonate quando il mondo parla dell’Italia – non solo per il fortunato film di Fellini – e quando quel Mondo giunge in Italia viene travolto dalla dolcezza della nostra vita, ne diventa protagonista lui stesso in un bagno di romanticismo alla Fontana di Trevi.

Sono stati fatti tanti appelli in questi giorni e qui ne troverete un ulteriore: non perdete la dolcezza e la leggerezza con cui siamo soliti essere protagonisti del nostro film. E questo appello non vuole invitare ad uscire di casa per uno Spritz, ma esorta a non abbandonare il nostro modus vivendi, ciascuno nelle proprie case, nel tempo che si trascorre con gli inquilini, nelle conversazioni Whatsapp e nelle videochiamate Skype che usiamo per mantenere ciò che ci contraddistingue: la nostra ineliminabile esigenza di socialità.

Una questione contorta quella della socialità, perché è palese a tutti che dovremo rinunciarci, perlomeno nelle modalità a cui siamo abituati. Ci rimane il digitale, è vero. Ma vuoi mettere il mondo virtuale con l’interazione fisica, con la simultaneità di risposta degli sguardi, con il senso di pienezza che si avverte quando si è accerchiati dalla propria comunità? Sono istanti sì, ma che arricchiscono per il semplice e complesso fatto di far sentire gli individui parte di qualcosa. Da qui il senso di smarrimento quando ne facciamo a meno.

Chi vive di socialità, ossia chi fa cultura, si ritrova a fronteggiare in queste settimane una situazione surreale: continuare a pensare a momenti di socialità seppur oggi siano vietati. E se il Covid-19 è già diventato un diffusissimo oggetto di studio scientifico, le sue conseguenze sulla socialità e il mondo della cultura lo diventeranno presto. Perché se c’è una parte di cultura, quella che non prevede alcuna presenza fisica di gruppo, che avvertirà minime conseguenze, oltretutto positive – si pensi all’audiovisivo o all’editoria – c’è un’altra parte che si ritrova senza immediate soluzioni, se non quella di convertirsi ad una fruizione individuale grazie alle immense potenzialità del digitale, ma con delle inevitabili anomalie perché si contrappongono a forme di cultura già esistenti. Ben vengano tali iniziative di conversione (in calce all’articolo ne verranno riportate alcune), allevieranno questo stravolgimento. Ma c’è un aspetto di queste attività culturali a cui il digitale non può dare soluzione: la socialità insita nella cultura, che è ciò che le conferisce il suo carattere identitario.

Per spiegare ciò occorre fare un passo indietro. Le definizioni odierne di cultura, superando finalmente la categoria esclusiva di “ciò che presenta interesse storico e artistico”, si riferiscono ai beni culturali come “testimonianze aventi valore di civiltà”, ossia raccontano il passato e il presente civile, supportano la costruzione del futuro civile. E cos’è la civiltà se non la realtà sociale che ci fa essere e sentire quelli che siamo, parte di una comunità a prescindere da dove si ponga il confine o che si ponga il confine. È un po’ un circolo virtuoso: i beni culturali esistono grazie alla comunità che li crea e li riconosce come tali, la comunità esiste e si riconosce come tale grazie alla cultura che è il luogo della sua autorappresentazione.

A dimostrazione che le comunità hanno bisogno di identificarsi, e di farlo nella cultura, c’è un episodio storico significativo: negli anni tristi delle guerre mondiali gli uomini proteggevano l’unica certezza di cui nessuno poteva privarli, la loro identità. Non è un caso che si parli di un “tempo dei beni culturali” iniziato proprio all’indomani della seconda guerra mondiale con la Convenzione dell’Aja, un accordo internazionale in cui per la prima volta si parla di beni culturali con lo scopo di proteggerli in caso di conflitti armati.

Ma c’è un altro episodio, più fresco nelle nostre menti: nel pieno del terrore provocato dall’ISIS, dagli attacchi che hanno colpito uno degli emblemi della cultura occidentale, gli eventi di musica live, l’Europa ha risposto all’attacco alla cultura con altrettanta cultura. Infatti, successivamente all’attentato di Manchester di maggio 2017 durante il concerto di Ariana Grande, la stessa cantante ha organizzato un concerto di beneficenza in onore delle vittime di quel tragico evento.

Allo stesso modo, lo stare nelle nostre case oggi non è solo senso di responsabilità che nasce dal voler continuare a garantire il diritto alla salute a tutta la comunità, è anche un istinto di autodifesa verso una parte incommensurabilmente importante della nostra cultura, lo stile di vita di noi tutti. E il premier Conte, forse, in parte, alludeva anche a questo dicendo: “Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e correre più veloci domani”.

Quando ne usciremo il mondo della cultura sarà enormemente indebolito da settimane di inattività, ma sarà allo stesso modo rafforzato da una presa di coscienza collettiva: la cultura è indispensabile e insostituibile nel darci un’identità e nel farci essere lievi. Ci serve per un benessere che non è elitario, è di tutti. Ci serve per la libertà individuale e sociale di vivere la vita che desideriamo. Se lo ricorderà chi la crea e ne fruisce, se ne ricordino gli autori delle politiche che invocano l’interesse collettivo e il bene comune senza la piena conoscenza di ciò che costituisce il bene comune.

Così, nell’attesa di una dichiarata vittoria verso questo nemico sconosciuto, usufruiamo della cultura consentita per rifarci di concerti, visite al museo, spettacoli al teatro, quando sarà finita. Perché finirà, e nelle situazioni di socialità che verranno sentiremo come quella comunità che è stata a lungo isolata nelle proprie case, in realtà, è sempre stata non solo connessa ma anche vicina.

Di seguito un elenco di appuntamenti e servizi culturali comodamente fruibili da casa, per ritrovare un po’ della nostra identità. Ma non fermatevi a questo, condividete cultura sulle vostre pagine social, la comunità – o forse dovremmo chiamarla community – ve ne sarà grata.

  • Il Decamerone della Triennale di Milano, narrazioni giornaliere con figura emblematiche dell’arte sulle pagine social di Triennale Milano
  • Anche gli Uffizi usano lo stesso titolo per la campagna social, #DecameronUffizi, in cui verranno illustrati i più suggestivi angoli delle Gallerie, il tutto sulla pagina Facebook Gallerie degli Uffizi
  • #storieaportechiuse sono gli appuntamenti Facebook del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci in cui il museo si svela, ma in cui si parla anche di attualità scientifica
  • Google Arts and Culture, un servizio di Google disponibile attraverso applicazione per smartphone o dal sito internet in cui è possibile effettuare un tour virtuale di musei e siti archeologici italiani e internazionali
  • Sulle pagine social del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo sono disponibili una serie di contenuti inediti e viaggi nella storia del museo
  • Visite virtuali di musei internazionali attraverso i loro siti: il Louvre di Parigi, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, il British Museum di Londra
  • Portano il cinema a casa la Cineteca di Milano, l’Ischia Film Festival e MyMovies insieme al festival fiorentino Lo schermo dell’Arte, con l’accesso gratuito a tantissimi film
  • L’Italia chiamò è la maratona sul canale youtube del Mibac (disponibile insieme ad altri contenuti #iorestoacasa) con maratoneti d’eccezione come: Andrea Bocelli, Pierfrancesco Favino, Negramaro, Daniele Silvestri, Brunori Sas, Alex Britti e tantissimi altri
  • #acasaconvoi è l’iniziativa lanciata da Rockol e in seguito spalleggiata da All Music e dall’agenzia di booking Friends and Partners che incentiva i “concerti in casa” dei cantanti italiani e li calendarizza. Sul sito di ALL Music Italia le date dei concerti domestici dei vari artisti con annessi link delle loro pagine social
  • “Musica che unisce” è la staffetta musicale dei grandi del pop italiano realizzata rigorosamente in casa, in onda il 31 marzo su Rai 1, RaiPlay, i canali ufficiali di YouTube e Facebook e  sul sito dell’iniziativa musicacheunisce.it.
Daniela Avanzato

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