Il concetto di isola nella letteratura: da Salgari a Sepúlveda

I grandi scrittori spiegano cosa voglia dire essere un'isola

Nella tradizione letteraria il concetto di isola è stato utilizzato, in senso metaforico, per descrivere un altrove immaginario nel quale rifugiarsi, dato che l’isola viene vista per l’appunto come un luogo protetto dove regna la pace e la serenità.

Ciò ha permesso agli scrittori di creare mondi raggiungibili solo con la fantasia e di raccontarli senza mai uscire dalle mura di casa.

Emilio Salgari, ad esempio, era solito dire che “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli” e ha composto oltre ottanta romanzi, molti dei quali ambientati in terre esotiche -come il ciclo dei pirati della Malesia- il cui protagonista è il celeberrimo Sandokan che non ha mai visitato. Si è limitato a svolgere un grande lavoro di ricerca e di riportare le informazioni trovate nei suoi libri.

Daniel Defoe, invece, fino all’età di sessant’anni, aveva fatto il commerciante, il polemista sui giornali inglesi, l’agente governativo e il saggista. Poi, all’improvviso, nel 1719 pubblicò “Robinson Crusoe” che, secondo molti, non è solo uno dei capisaldi del romanzo d’avventura, ma segna anche la nascita del romanzo moderno.

Eppure Defoe su quell’isola non c’è mai stato. La sua storia è con ogni probabilità basata sulla vera esperienza di un pirata scozzese, Alexander Selkirk, che all’inizio del Settecento visse da solo per quattro anni su un’isola del Sud America.

Per molti autori, quindi, le isole diventano la meta di viaggi per far volare l’immaginazione, ma non solo.

Lo scrittore prende come punto di riferimento l’isola perché l’uomo è di per sé un’isola. Spesso ama stare in disparte, esplorare l’ignoto e trasferire su carta le sue suggestioni per rendere partecipe, in seguito, il lettore.

A questo proposito Gesualdo Bufalino, autore siciliano, ha coniato il termine Isolitudine, unendo due parole isola e solitudine, per indicare una condizione esistenziale caratterizzata, a volte, da un amore incondizionato verso la propria terra e altre dalla voglia di fuggire per ricongiungersi con il resto dell’umanità.

 Ma c’è un’altra accezione da tenere in considerazione quando si parla del concetto di isole, ovvero quello di identificare questi territori come protagonisti di dominazioni straniere o di conflitti interni che ne hanno compromesso gli equilibri.

Nel suo libro “Le rose di Atacama” Luis Sepúlveda ha dedicato un intenso racconto ad un’isola della Croazia, Lussinpiccolo, a cui era molto legato per descrivere la storia dei Balcani e farci comprendere come questi popoli provenienti da tutte le parti dell’ex-Jugoslavia non riuscissero più a convivere in nome del senso di giustizia e della libertà.

  “Mi fa male quell’isola perduta, e mi conferma che i popoli che non conoscono a fondo la loro storia cadono facilmente in mano a imbroglioni e falsi profeti, e tornano a commettere gli stessi errori.”

La condizione che stiamo vivendo oggi ci sta facendo riflettere su cosa voglia dire vivere in isolamento forzato. Il tempo che abbiamo a disposizione si è dilatato, le attività sono ridotte al minimo e il nostro stato emotivo spesso ne risente, ma se c’è una cosa che i libri possono fare è quella di donare conforto e trasportarci in quell’altrove al momento negato, quindi conviene approfittarne.

                                                          By Richard Tuschman

 

Stefania Massari

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