Il Gran Tour

Un viaggio alla scoperta dell'isola di frontiera

L’espressione Gran Tour venne usata per la prima volta da Richard Lassels nel suo “Voyage of Italy”, pubblicato nel 1670, e fu utilizzata fino all’Ottocento. Il Grand Tour costituiva il momento conclusivo dell’educazione umanistica dei giovani rampolli delle famiglie aristocratiche o dell’alta borghesia e consisteva in un viaggio, che poteva durare alcuni mesi o addirittura anni, attraverso vari Paesi europei come la Francia, la Svizzera, la Germania, ma la cui meta finale era l’Italia.

Nel corso del XVIII secolo, e in maniera ancor maggiore nel XIX secolo, grazie alla riscoperta delle arti classiche anche la Sicilia divenne meta di avventurosi viaggi da parte di studiosi e artisti provenienti da ogni parte d’Europa. Viaggiare in questa terra, in particolare, aveva un gusto ancor più avvincente, perché le difficoltà di spostamento, la mancanza di luoghi di ristoro e i rischi alla propria incolumità si frapponevano alla bellezza e alla maestosità dei monumenti antichi. Il Gran Tour dell’isola comprendeva le città principali come: Messina, Catania, Taormina, Agrigento, Palermo, Siracusa nonché la scalata dell’Etna.

Ognuno di questi viaggiatori ha lasciato un diario di viaggio ricco di particolari curiosi, in cui è possibile ritrovare inalterate le emozioni provate nell’attraversare questi luoghi.

Nel 1672 il cartografo Albert Jouvin de Rochefort, nel suo Voyage d’Italie et de Malthe, ammette di aver apprezzato lo stile barocco, gli apparati fastosi di Palermo, in rapporto con la Roma di Bernini, e soprattutto la sontuosità e la grandiosità degli edifici madrileni. Il racconto dell’Etna è stato poi descritto dallo scrittore Patrick Brydone e la salita al monte con il raggiungimento della vetta venne paragonata ad un’ascensione spirituale. Il poeta e scrittore Wolfang Goethe che, come è riportato nel suo Viaggio in Italia, visita la Sicilia nel 1787, invece rimane colpito principalmente da Villa Palagonia, situata a Bagheria, per la bizzarria delle figure mostruose; dalla magnificenza della valle dei templi e da Taormina che definirà «il più grande capolavoro dell’arte e della natura».

 

É nell’Ottocento, però, che il numero dei viaggiatori in Sicilia s’infoltisce. Lo scrittore Guy de Maupassant, nelle pagine della sua Sicile, parla dell’eclettismo dell’arte siciliana e scrive: “…e si può dire che esiste un’arte siciliana e uno stile siciliano, il più vario, colorito e ricco di fantasia tra tutti gli stili architettonici”.

C’è un posto nel mondo in cui la storia incontra la leggenda. In cui terra, vento, fuoco, acqua offrono un indimenticabile spettacolo.

Una terra, in cui tradizioni e arte incontrano credenze sempre vive. Dove luce, sensi, colori e suoni creano un’atmosfera magica in cui i sogni diventano realtà.

Questa è la Sicilia, la terra della bellezza.

Stefania Massari

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