#IORESTOACASA

L'isolamento ai tempi del Coronavirus

Fuori c’è il sole e gli alberi sono in fiore ma non sembra che sia primavera.

Tempi difficili questi per gran parte del mondo. La globalizzazione e l’interconnessione più che in passato ci hanno fatto capire quanto le distanze siano relative e come una “società liquida”, per citare Zygmunt Bauman, non si può fermare con i muri.

E così un virus proveniente dalla lontana Cina ha messo in ginocchio in poco più di un mese l’Italia e adesso sta emergendo in tanti paesi europei.

Oggi più che mai ci può venire in soccorso una parola che negli ultimi anni è diventata un mantra per tanti: resilienza.

Adattarsi a questa emergenza sembra essere l’unica soluzione che ci può far superare questo momento di difficoltà.

In questi giorni in cui siamo costretti a stare a casa, pur vivendo sempre connessi e nel virtuale, stiamo riscoprendo la bellezza della vita reale. Di quanto siano importanti e ci stiano mancando le relazioni umane vere, gli abbracci e i baci.

Il Coronavirus nella sua drammaticità ci ha dato però l’opportunità di riscoprire l’ascolto e la lettura. Sono tante le storie che in questi giorni abbiamo (finalmente) il tempo di ascoltare o leggere. Storie di singoli che sono però legate da un immaginario filo che le lega e le accomuna. La storia di tutti, composta dalle storia di ciascuno.

E in questa storia ogni esperienza individuale si trasforma in una storia collettiva dove ognuno trova qualcosa di sé. Una storia che quando la leggi ti legge e quando la guardi ti “riguarda”.

La storia abbiamo imparato a conoscerla in questi giorni e abbiamo anche imparato a sintetizzarla con #IORESTOACASA

Un appello che il governo, i medici, volti noti della TV da più giorni lanciano su tutti i canali di comunicazione.

L’unica cosa che viene in mente di fronte a tutto questo è: siamo in guerra. Viviamo in un tempo di guerra mascherato da tempo di pace. Almeno  la sensazione è questa.

Nel silenzio delle nostre strade ormai quasi deserte, la pace regna sovrana. In realtà siamo tutti soldati di questa guerra invisibile. L’isolamento ci sta facendo però riscoprire una unità che la quotidianità del benessere e dell’egoismo probabilmente ci ha fatto dimenticare e in tanti casi mai conoscere.

“Andrà tutto bene” è il messaggio di speranza che in questi giorni viene ripetuto e condiviso da tantissime persone. E di speranza ne abbiamo bisogno soprattutto quando fuori c’è la nebbia e non vediamo la strada.

Nelle isole (isolate) che ormai sono le nostre case stiamo avendo l’opportunità di riscoprire quel senso civico che forse avevamo dimenticato. Abbiamo capito (almeno la maggior parte) che rimanere a casa è per il bene di tutti. Il piccolo mondo antico delle nostre case è diventato l’unico spazio in cui possiamo muoverci. Internet o la TV sono diventati il nostro unico modo per farci una passeggiata in giro per il mondo e lì scopriamo le storie di chi vive in isolamento, di chi si ammala, di chi non ce la fa e dei tanti medici e infermieri che questa guerra la stanno combattendo senza sosta in prima linea.

In queste ore tutto il mondo ci guarda e sta sostenendo l’Italia riconoscendo quel senso di comunità che probabilmente noi stessi avevamo dimenticato.

Il sostegno sembra venire anche dall’Europa, quella stessa Europa spesso criticata ma che in queste ore cerca di non fare dell’Italia un’isola. “In questo momento in Europa siamo tutti italiani” , ha detto in italiano la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

Di questa esperienza terremo probabilmente un diario fatto di foto e storie. Alimenteremo la memoria perchè tutti abbiamo vissuto un dramma collettivo che non riguarda un popolo o una nazione ma l’intera umanità. Le cicatrici di questa esperienza ce le porteremo sulla nostra pelle; tutti testimoni della fragilità dell’uomo. 

Quando tutto questo finirà ci troveremo probabilmente di fronte ad un mondo completamente diverso rispetto a come era prima. Cambierà sicuramente la nostra idea di mondo e racconteremo come il Coronavirus abbia cambiato le vite di tutti a qualsiasi latitudine. Di quello che la lentezza e l’isolamento hanno consentito di ritrovare. Del senso di solitudine, delle paure che arrivano all’improvviso e dell’improvviso ottimismo che attraversa un paese che si riscopre unito e ritrova un senso nella lentezza, nel tempo per la vita, per le persone e per la condivisione.

Siamo distanti ma oggi più che mai incredibilmente vicini.

Giuseppe Toninelli

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