La letteratura dell'Isola

Spunti di siciliani per i siciliani

Sicilia mia, disperato dolore, paradiso da cui fui cacciato!
Che vale ricordare il tuo fulgore?
Mie lacrime, se troppo non sapeste di amaro formereste ora i suoi
fiumi.

In alto la penombra si diradaagitata dai veli della luce.
Ma questa luce è un modo del distruggersi … Manda luce chi perde la sua vita.

 

 

Abd al-Jabbār ibn Muhammad ibn Hamdīs 

(Noto 1056 – Maiorca 1133) 

Eolie

Tramonto sulle Isole Eolie

Così, già nell’ XI secolo, il poeta Muhammad  ibn Hamdīs celebrava il ricordo della sua terra di Noto, quella luce siciliana che, costretto all’esilio, non avrebbe più rivisto fino alla morte. In una romantica e tagliente somiglianza consonantica, due parole convivono nella trattazione letteraria, da Pirandello a Camilleri, passando per autori che della Sicilia hanno parlato pur non essendo siciliani: ESULE ed ISOLA.

Traiettorie ineluttabili che sottolineano la solitudine e il modo, infinitamente vivo, d’essere della Sicilia e dei siciliani. La storia di una terra da sempre celebrata nell’eterna e ossimorica lotta tra l’amore per la vita e la rassegnazione…

L’esule trova, d’altronde, il metodo per convivere con le sue origini e la malinconia di una preziosa  “appartenenza strappata”. 

E nel segno della insularità dell’anima e del motivo che spinge il siciliano ad essere “quello che è”, Andrea Camilleri dice: “Esi­sto­no real­tà che as­so­mi­glia­no va­ga­men­te alla luna:. come nel caso del no­stro sa­tel­li­te, ci sarà sem­pre una fac­cia pron­ta a ce­lar­ci il suo vol­to, un fram­men­to di com­pren­sio­ne così sfug­gen­te da ri­sul­ta­re inat­tin­gi­bi­le, una scin­til­la di sen­ti­men­to sof­fo­ca­ta dal­la pol­ve­re di chi non sa im­me­de­si­mar­si. La Si­ci­lia rap­pre­sen­ta pie­na­men­te una di que­ste lune, al­me­no per chi non ci è nato o cre­sciu­to. È una pa­tria di mi­ste­ro an­ce­stra­le, aper­ta al mon­do e al tem­po stes­so ri­pa­ra­ta nel­la tana del­la sua ir­ri­du­ci­bi­le e in­con­fon­di­bi­le iden­ti­tà. Un’i­den­ti­tà ca­pa­ce sì di sfio­ra­re lo stra­nie­ro fino a con­ce­der­gli l’il­lu­sio­ne del­l’il­lu­mi­na­zio­ne, ma an­che di con­fon­der­lo.”   

Andrea Camilleri

Il se­gre­to del­la vi­ci­nan­za della Sicilia al no­stro ani­mo è la fa­ti­ca di questa terra: quel­la di una sto­ria clau­di­can­te ma sem­pre pro­iet­ta­ta in avanti. Lapidaria e visionaria al contempo, la frase che Pirandello pronunciò in occasione della morte di Giovanni Verga: altro siciliano che tra il ventennio milanese e il soggiorno fiorentino, di allontanamento dall’Isola ne seppe qualcosa.

Luigi Pirandello

Il nobel di Girgenti così sentenziò: “Io sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.“      

Negli spunti dei grandi intellettuali citati dobbiamo cogliere le grandi intuizioni e i messaggi chiari che ci hanno lasciato, come fossero insegnamenti e, per i posteri, suggerimenti.

Per­ché per quan­ti di­fet­ti pos­sa ave­re, per quan­te de­lu­sio­ni ci abbia ri­ser­va­to e ci stia an­co­ra te­nen­do nascoste, non vor­rem­mo che il suo nu­cleo più pri­mordiale cam­biasse di una vir­gola. E ama­re sen­za nes­sun al­tro fine vuol dire proteggere e farla splendere più di quanto la sua luce immortale già faccia.

Sergio Buttigè

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